Con l’insediamento di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti lo scorso 20 gennaio, il tema dei dazi e delle politiche protezionistiche è tornato al centro del dibattito economico internazionale. 

Questo ritorno di attenzione è particolarmente rilevante per l’Italia e per l’Unione Europea, considerato il peso delle esportazioni verso il mercato statunitense e il rischio che nuovi dazi possano compromettere l’attuale equilibrio commerciale. 

1. L’America First Trade Policy

Nello specifico, il Presidente Donald Trump ha emanato il memorandum “America First Trade Policy”, delineando una strategia commerciale focalizzata sulla protezione dell’economia statunitense e sulla riduzione dei deficit commerciali. 

Questo documento incarica il Secretary of Commerce, in collaborazione con il Secretary of the Treasury e l’agenzia USTR – United States Trade Representative, di indagare sulle cause dei persistenti deficit commerciali annuali in beni, valutandone le implicazioni economiche e di sicurezza nazionale e di raccomandare misure appropriate, come l’introduzione di un dazio supplementare globale per porvi rimedio. 

1.1 L’ERS e le altre iniziative

Una delle iniziative più significative contenute nel memorandum è la proposta di creare un’agenzia federale denominata External Revenue Service (ERS), incaricata di riscuotere dazi, tariffe e altre entrate legate al commercio estero. L’ERS mira a centralizzare e ottimizzare la raccolta delle entrate derivanti dal commercio internazionale, rafforzando il controllo sulle pratiche commerciali estere. 

Parallelamente, con la Sezione 3(a) del memorandum “America First Trade Policy” viene incaricato lo USTR di procedere ad una revisione dell’Accordo Economico e Commerciale tra il Governo degli Stati Uniti d’America e il Governo della Repubblica Popolare Cinese, per valutare se la Cina stia rispettando gli impegni assunti nell’accordo. 

Inoltre, sempre lo USTR dovrà esaminare le pratiche commerciali estere per identificare quelle che potrebbero essere unfair nei confronti degli Stati Uniti, comprese pratiche irragionevoli o discriminatorie che potrebbero gravare o limitare il commercio statunitense. 

Evidentemente, si tratta di azioni che riflettono l’intento dell’amministrazione Trump di adottare misure protezionistiche per sostenere l’industria nazionale e riequilibrare le relazioni commerciali internazionali. Ed anche per tale motivo che il Presidente Trump ha assicurato, più volte, nel corso dei suoi ultimi comizi, le miglior condizioni di tassazione in favore di tutte quelle aziende straniere che decideranno di produrre direttamente in USA i prodotti che distribuiscono nel paese.

 

2. I rapporti commerciali Italia-USA 

Dal 2013 al 2022, le esportazioni italiane di beni e servizi verso gli Stati Uniti hanno registrato un trend positivo, con l’unica eccezione del 2020, anno segnato dagli effetti della pandemia di Covid-19. Gli Stati Uniti rappresentano oggi il secondo mercato di sbocco per i prodotti italiani dopo la Germania, con un surplus commerciale per l’Italia pari a 43 miliardi di euro nel 2023.

 

3. I nuovi rischi 

Secondo un recente report dell’ISPI, la bilancia commerciale statunitense è oggi in profondo rosso, con un deficit di oltre 1.100 miliardi di dollari l’anno. Questa situazione è nettamente peggiorata rispetto al primo mandato Trump nel 2017, quando il deficit era di circa 500 miliardi. L’Europa, in particolare, vanta un surplus commerciale con gli USA che nel 2024 ha superato i 213 miliardi di dollari. Questo squilibrio è chiaramente evidenziato nelle premesse del memorandum “America First Trade Policy” e da qui nasce l’esigenza dell’amministrazione Trump di considerare, eventualmente, nuovi dazi sui prodotti europei. 

Secondo il Commissario UE per l’Economia, Valdis Dombrovskis, l’Unione Europea è pronta a difendere i propri interessi e a rispondere in modo proporzionato, come già avvenuto durante il primo mandato di Trump. Tuttavia, l’impatto per l’Italia potrebbe essere significativo, soprattutto in settori chiave come moda, agroalimentare e meccanica.

 

4. L’impatto economico per l’Italia: le proiezioni 

Le analisi di Prometeia stimano che, in caso di nuovi dazi al 10%, il costo per l’Italia potrebbe variare tra i 4,12 miliardi e i 7,20 miliardi di dollari, a seconda dello scenario. Nel primo scenario, i dazi aumenterebbero di 10 punti percentuali solo sui prodotti già tassati; nel secondo, l’aumento sarebbe generalizzato per tutti i prodotti importati negli USA. Entrambi gli scenari penalizzerebbero fortemente i settori del Made in Italy più esposti, come il sistema moda e la meccanica.

Secondo Bankitalia, l’impatto maggiore si farebbe sentire sulle PMI, che in media hanno un’esposizione del 7% del fatturato al mercato USA e del 27% delle esportazioni. Le grandi aziende esportatrici, invece, avrebbero un impatto relativamente inferiore, con un’esposizione del 5% dei ricavi e del 15% dell’export.

 

5. Strategie per le imprese italiane 

Le imprese italiane devono adottare strategie mirate per ridurre la dipendenza dal mercato statunitense, investire in innovazione e ottimizzare la supply chain per minimizzare l’impatto dei dazi. È fondamentale rafforzare la propria presenza in mercati alternativi e lavorare in sinergia con istituzioni e associazioni per contrastare misure protezionistiche sfavorevoli.

 

6. Conclusioni 

Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e l’adozione della America First Trade Policy segnano un punto di svolta nelle relazioni commerciali globali. La creazione dell’External Revenue Service (ERS) per la gestione dei dazi e la revisione degli accordi commerciali internazionali indicano chiaramente un orientamento verso un protezionismo più marcato.

Per ora non è possibile ipotizzare quali saranno, nel concreto, le misure adottate e si dovranno attendere i risultati delle analisi dello USTR che, però, in ogni caso potranno avere un impatto sulle aziende italiane, in particolare nei settori più esposti.

EXP Legal continuerà a monitorare da vicino queste evoluzioni, offrendo supporto strategico e legale alle imprese italiane per affrontare le nuove sfide del commercio internazionale e garantire che il Made in Italy possa continuare a competere con successo sul mercato statunitense.

Avv. Stefano Rossi