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Focus Paese Senegal: tra riforme economiche e opportunità per il Made in Italy

Dic 10 2019

Autore: Stefano Rossi

Roma/Dakar, 26 novembre 2019

Inauguriamo l’appuntamento, sul nostro portale EXP News, dedicato alle opportunità di crescita e sviluppo per le PMI italiane nella regione dell’Africa Sub-sahariana. Il primo contributo è dedicato al Senegal.

Stefano Rossi

Di seguito, riportiamo il colloquio-intervista alla Dott.ssa Anna Bertoglio – Responsabile Sezione Commerciale dell’Ambasciata d’Italia in Dakar – realizzata dal nostro Stefano Rossi, Senior Associate e referente del Dipartimento per l’internazionalizzazione di EXP Legal.

1. Il Senegal rappresenta una delle economie africane a più rapida crescita grazie all’adozione di un programma di riforme ambizioso e a una progressiva apertura nei confronti degli investitori internazionali. Quali sono, nel dettaglio, le principali riforme che hanno contribuito allo sviluppo dell’economica senegalese?

Da quando è stato lanciato nel 2014 il piano di sviluppo del paese (PSE – Plan Sénégal émergent), il Senegal sta vivendo un momento molto vitale del proprio sviluppo, con tassi di crescita negli ultimi anni attorno al 7% e in forma continuativa, quindi strutturale. Il PSE si pone l’ambizioso obiettivo di far raggiungere al paese lo status di economia emergente entro il 2035, grazie alla trasformazione strutturale del tessuto economico attraverso il consolidamento della crescita e lo sviluppo di nuovi settori produttivi. L’obiettivo è creare ricchezza e occupazione vincendo la sfida demografica. Non a caso, il paese ha guadagnato ben 57 posizioni nella classifica “Doing Business 2020” dal 2014 ad oggi, posizionandosi al 123 posto su 190, mentre anche SACE nel suo rapporto “Keep Calm and Made in Italy 2018” ha indicato il Senegal tra i paesi più promettenti per le esportazioni italiane.

Importanti progetti sono stati avviati nel settore delle infrastrutture, a partire dalla costruzione di un nuovo aeroporto, di diverse dorsali autostradali e della nuova città di Diamniadio. Si attendono poi interessanti sviluppi nel settore oil&gas, grazie alla scoperta e alla prossima messa in produzione di alcuni promettenti giacimenti offshore.

2. In questo contesto, qual è e quale sarà il ruolo di Dakar – già porto di riferimento per il transito delle merci verso il sud del Mondo – nello sviluppo del Paese?

Il Senegal si trova in una posizione geografica che ne fa punto di scalo per la navigazione verso il Sud America e verso i porti meridionali dell'Africa Occidentale. Il porto di Dakar in particolare è la porta di accesso a diversi paesi della regione, tra i quali il Mali. A Dakar, si affiancherà sicuramente nei prossimi anni anche la nuova città di Diamniadio, che accoglierà diversi edifici pubblici, mentre tutta l’area vedrà arricchire il suo potenziale grazie al progetto di un nuovo porto.

3. Dopo il Codice degli Investimenti e l’EFE (Entreprise Franche d’Exportation) varati nel 2004, il governo ha istituito anche la Dakar Commercial Court. Che ruolo ha questo tribunale e in che misura la sua attività può rassicurare le aziende che intendono investire in Senegal?

Nell’indice “Doing Business 2020”, il Senegal ha guadagnato posizioni nell’indice “protezione degli investitori”. Nel 2017, è stato creato il Tribunale commerciale di Dakar per assicurare una migliore gestione dei contenziosi commerciali e favorire una maggiore protezione degli investimenti. Maggiori informazioni sulla sua attività sono reperibili sul sito: http://tribunaldecommerce.sn/

4. Fra i più grandi vantaggi del Paese spicca una grande stabilità da un punto di vista politico, aspetto confermato anche dalla rielezione – nel 2019 – del primo ministro Macky Sall. Quali sono i principali punti programmatici della sua politica? Che visione ha, per il futuro del Senegal, il presidente Sall?

Il Presidente Sall è stato riconfermato nel febbraio 2019 per un secondo mandato. Il Piano di sviluppo del paese (PSE), lanciato nel 2014, rimane al centro dell’azione del Governo e sia avvia ora alla seconda fase, che prevede un maggiore coinvolgimento del settore privato e le premesse per una crescita quanto più possibile inclusiva, puntando su reddito, occupazione e il miglioramento dei servizi di base. Per ulteriori approfondimenti sul PSE: www.sec.gouv.sn/dossiers/plan-s%C3%A9n%C3%A9gal-emergent-pse

5. Alla luce di tutte le considerazioni fatte finora, descriverebbe il quadro legislativo e regolamentare del Senegal come business friendly, cioè aperto agli investimenti esteri diretti? Se si, quali sono i suoi principali punti di forza?

Il quadro legale di riferimento degli affari e degli investimenti è oggetto di attenzione e intervento da parte delle autorità. La progressiva maggiore apertura agli investimenti esteri è confermata dal miglioramento del posizionamento nella classifica "Doing Business" e dal passaggio nel 2017 dalla categoria 6 alla categoria 5 nelle valutazioni del rischio paese OCSE. Resta del cammino da fare, ma a giudizio degli osservatori la strada intraprese è quella giusta.

6. Veniamo ora alle opportunità per il Made in Italy. Come descriverebbe, in primis, la qualità dei rapporti diplomatici e commerciali tra il nostro Paese e il Senegal?

La vicinanza geografica al nostro paese, una relativa facilità nei trasporti grazie a un grande porto, una nutrita presenza di cittadini senegalesi in Italia, il valore riconosciuto del Made in Italy stanno contribuendo ad un relativo aumento della presenza di aziende italiane, insieme alle rinnovate esigenze date dallo sviluppo del paese.

7. Indubbiamente, il 2018 è stato un anno molto positivo per l’export italiano in Senegal, cresciuto (stando ai dati di SACE) del +15,7% rispetto al 2017. Quali sono i settori su cui le imprese italiane devono continuare a puntare per consolidare la crescita dell’export in Senegal?

Il Made in Italy è molto apprezzato, tra i settori sui quali puntare per le nostre esportazioni vi sono sicuramente i prodotti alimentari, i tessili, mobilio e macchinari e attrezzature per il settore delle costruzioni. In crescita anche l’interesse per macchinari, autoveicoli e rimorchi (il trasporto su ruota è ancora il mezzo più usato). Sviluppi interessanti si intravedono anche nel campo delle energie rinnovabili.

8. Considerando, invece, gli investimenti esteri diretti, i dati elaborati dalle istituzioni italiane individuano come particolarmente interessanti i settori dei servizi, agricoltura, pesca e silvicoltura, costruzioni, articoli in gomma e materie plastiche e prodotti delle miniere e delle cave. Lei conferma questi dati? Esistono anche altri settori in cui il know-how del Made in Italy può trovare spazio?

Energia, trasporti, agricoltura, infrastrutture e costruzioni sono tutti settori ad alto potenziale. Accanto alle aziende italiane tradizionalmente presenti nel settore dei trasporti marittimi, grazie all’importanza regionale del porto di Dakar, si sono aggiunte imprese attive nel settore della pesca, dell’agricoltura, della conceria e delle costruzioni. In crescita la domanda di tecnologie per il settore agricolo e l’allevamento, la filiera di trasformazione alimentare, prodotti di edilizia ed energie rinnovabili. Altissima la richiesta di formazione professionale qualificata che possa contribuire alla diminuzione della disoccupazione e allo sviluppo del paese.

9. In conclusione, le chiederei di formulare almeno tre consigli per gli imprenditori italiani che decidono di approcciare al mercato del Senegal. Quali sono gli aspetti culturali ed economici da non sottovalutare? Esistono comportamenti che lei consiglierebbe di evitare nella gestione delle relazioni economiche con controparti in Senegal?

Alle aziende italiane interessate al paese, consigliamo sempre di informarsi prima di avviare attività o collaborazioni, contattando l’Ambasciata o le istituzioni senegalesi create per favorire gli investimenti da parte delle imprese straniere. Segnalo per esempio l’esistenza di APIX, l’agenzia statale per l’attrazione degli investimenti, che offre servizi di sportello unico alle imprese. Tra gli enti italiani, ricordo invece che il settore privato interessato a internazionalizzare la propria attività può fare riferimento a SACE e a SIMEST. Un consiglio di carattere generale è legato infine alle caratteristiche proprie dei contatti in Africa: qui bisogna venirci spesso e possibilmente installarcisi. I contatti a distanza funzionano poco o spesso non funzionano per niente.

Esperti e lungimiranti, pronti ad andare oltre le barriere e le convenzioni, aperti a sperimentare nuovi ambiti professionali, attenti all'Italia e al mondo.

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